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di Marco Riderelli & C.

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DOVE SONO ANDATI I NOSTRI SOLDI? Della Crisi dei mercati e di altre fesserie.

DOVE SONO ANDATI I NOSTRI SOLDI? Della Crisi dei mercati e di altre fesserie.

Appena un anno fa era pressoché vietato parlare di crisi, era una flessione, una fisiologica contrazione, poi in alcuni mesi siamo ufficialmente entrati in un vortice che palesava a tal punto la fragilità del nostro sistema economico che anche il caro Trichet è stato costretto ad ammettere che le cose stavano volgendo al peggio…
I mercati finanziari in caduta libera, i risparmi di una vita volatilizzati, le persone, quelle normali, inziano a perdere il già precario posto di lavoro, e quello stipendiuccio da 40 euro al giorno va in fumo come tutto il resto.
Iniziano le prime “ricette”anticrisi, come tanti spot deliranti riempiono le testate ed i notiziari, ognuno dotato di lingua e di cameramen si sente autorizzato a conclamare la propria cura ad un malato a cui non è stata fatta una benché minima diagnosi. Tutti vogliono venderci il farmaco per farci guarire, ma nessuno ha in realtà detto di che male stiamo morendo.
Bisogna incentivare i consumi, mettere in sicurezza le banche, attivare gli ammortizzatori sociali, diffondere ottimismo, ma soprattutto interventi sulle infrastrutture ed un bel piano “casa”.
Quante cazzate! Queste misure saranno inadeguate, insufficienti, inutili. Ci troveremo fra sei mesi, dopo tutta una serie di impacchi anticrisi, a star peggio di oggi, ma soprattutto con l’odiosa certezza in corpo d’essere di nuovo stati presi per il culo.
Perché oggi stiamo così male? Cosa è successo, quale meccanismo o quale incantesimo si è rotto?
La struttura economica dei maggiori paesi al mondo è profondamente mutata negli anni. Da una struttura fondata sull’agricoltura e sui beni primari si è passati ad un’era industriale, post industriale, moderna, post moderna. Le aziende di famiglia, le piccole e medie imprese hanno ceduto il passo a nuovi e grandi colossi controllati non si sa bene da chi, capaci di acquistare materie prime in Africa, trasformarle in Asia, e venderle in Europa e nel nord America e quello che una volta formava il tessuto connettivo del sistema economico è divenuto un qualcosa da combattere a suon di tasse ed obblighi normativi anziché incentivare e proteggere, un qualcosa da mandare in pensione e all’inevitabile estinzione perché nocivo per la modernità ma innanzitutto deleterio per chiunque desiderasse avere il controllo dei mercati.
Le aziendine si sono trovate nella migliore ipotesi a fungere da gregarie delle spa o a chiudere; i grandi gruppi, le spa, dopo alcuni anni di fusioni, acquisizioni, e matrimoni di comodo, sono state svuotate da manager e dirigenti superpagati, che non le avevano create, non le avevano viste nascere e crescere, ma di cui sono i primi ed ahimè non gli unici responsabili dell’attuale crollo e della loro morte, perché di morte si tratterà.
Il triste balletto dei centesimi di euro in borsa si protrarrà alcuni mesi ancora per poter raccimolare anche gli ultimi spiccioli, poi ci si renderà conto che non ci sono più soldi per tenere le macchine accese e per un lungo periodo in tutte le piazze affari calerà il sipario.
Il nostro Presidente del Consiglio mi definirà un catastrofista incapace di diffondere ottimismo, ma spero mi perdoni se ora sono molto più preoccupato del futuro della mia famiglia e delle mie figlie che non del suo giudizio.
Ora per me è prioritario che le persone sappiano di che morte moriremo, sappiano che la crisi economica globale è un teorema impossibile, i soldi in piazza affari non si “bruciano” ma si fanno semplicemente sparire. Come?
La crisi globale è una contraddizione in termini e voglio provare a spiegarla.
Immaginiamo di essere in un casinò galleggiante al largo delle Bahamas con il solito banco, i croupiès, i giocatori, i soldi.
I giocatori iniziano a giocare con i propri soldi, i croupiès fanno la loro parte. I giocatori una volta terminati i propri soldi vanno al banco per un prestito ed il gioco continua. Ad un certo momento ci sarà inevitabilmente qualcuno che vince e qualcuno che perde. No
Un bel momento i croupiès non hanno più soldi, anche i giocatori li hanno finiti, il banco non ne ha più perché ne ha prestati molti di più di quelli che aveva ed il gioco inevitabilmente si ferma .
Che fare? Qualcuno suggerisce di far arrivare nuovi soldi, altri propongono il baratto, una colletta, altri ancora chiedono aiuti a destra e a manca pur di continuare a giocare e ad onorare i propri prestiti, ma nessuno si fa la più ovvia e la più saggia delle domande: Perché non ci sono più soldi? Dove sono andati? Non è possibile che tutti abbiano perso, qualcuno sta mentendo.
Il casinò galleggiante è un sistema economico chiuso come la nostra Terra, ed a meno che qualcuno porti i soldi sulla luna, la quantità di moneta in circolo è fissata e non c’è modo di modificarla.
Ma è vero anche che se non posso modificare la quantità totale posso intervenire sulla quantità disponibile di moneta, ed intervenire sulla quantità disponibile significa fare un “buco” nel sistema chiuso, far fuoriuscire la liquidità per non reimmetterla più. Se guadagno un milione di euro e non lo reinvesto nel ciclo economico ma lo metto in un cassetto e lo lascio lì, il sistema ha un milione in meno e perde “pressione”
Se questa cosa viene architettata ad arte e protratta per anni posso mandare in crisi il sistema.
Ai cari risparmiatori è stata fatto investire in una economia virtuale, ma con impegni e garanzie reali, il sistema ha perso magicamente “pressione”, i titoli non valgono più quello che li abbiamo pagati e quel che è peggio è che ci vogliono far credere che la ricchezza è stata “bruciata”, si è volatilizzata. Poi ci fanno vedere due, tre morti ammazzati, qualche stupro, le tette di Cristina (non me ne voglia) nella speranza di distrarci, ma domani sera vi ricordo che non avremo niente da mangiare.
Non posso istigarvi all’ottimismo, posso solo cercare di farvi riflettere che la crisi non è dei mercati, non è monetaria, non è economica, ma morale, etica e culturale. Siamo sei miliardi di ignoranti è vero, ma con una necessità impressionante di bisogni ogni giorno, con quantità illimitate di risorse e materie prime, pertanto il mercato esiste ed è reale. I soldi? I soldi sono un mezzo, un sinonimo di ricchezza, non la ricchezza. Possono essere stampati, sostituiti da altre valute o fatti sparire come nel nostro triste caso, ma credetemi che sulla luna non c’è un euro nemmeno a cercarlo. Ciò che è in crisi è la nostra moralità, la nostra virtù, la nostra capacità di giudizio. Siamo in presenza della più grande truffa della storia, attuata con il beneplacido dei nostri governanti, dei nostri amministratori e presidenti, ma voluta da un pugno di individui, potentissimi, che stanno giocando a monopoli con i nostri paesi e pagano profumatamente il silenzio di chi dovrebbe tutelare i nostri interessi.
La crisi oggi è solo un pretesto per giustificare l’ultimo furto con destrezza, anche perché poi non ci sarà più nulla da rubare. I piani casa serviranno solo a squalificare ulteriormente il territorio e far perdere valore alle nostre case. La sicurezza delle banche è una demenza perché le banche sono già state rapinate, come del resto le aziende, che sono state prima gonfiate per aumentarne il loro valore teorico, poi indebitate all’inverosimile ed infine lasciate a se stesse. Noi pagheremo con gli ultimi centesimi rimasti il disperato tentativo di salvare un cadavere, centesimi che finiranno di nuovo nelle solite tasche, ops volevo dire che si smaterializzeranno. Terminato tutto solo il crimine avrà trend positivo e rimpiangeremo il tempo in cui fra un delitto e l’altro c’erano almeno le tette di Cristina.
09/03/09
Marco Riderelli

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